La recente revisione della direttiva europea sulle acque reflue urbane ha ampliato il campo di applicazione rispetto alla normativa precedente: ora anche agglomerati con almeno 1.000 abitanti equivalenti devono garantire raccolta e trattamento delle acque entro il 2035. Inoltre, gli impianti di maggiori dimensioni dovranno adottare trattamenti più avanzati, come la rimozione di azoto e fosforo, entro il 2039. Infine, entro il 2045 è previsto che gli impianti siano in grado di eliminare sostanze quali farmaci e cosmetici. Questi cambiamenti hanno l’obiettivo di proteggere gli ecosistemi acquatici da inquinamenti sempre più complessi.
La normativa introduce il principio “chi inquina paga”, con settori come quello farmaceutico chiamati a sostenere i costi di rimozione dei microinquinanti. Inoltre, si richiede agli impianti di trattamento di raggiungere la neutralità energetica entro il 2045, utilizzando fonti rinnovabili prodotte in loco, con l’obiettivo di ridurre l’impatto climatico del settore.
Il Regolamento UE 2020/741, in vigore dal 2023, definisce requisiti chiari per il riutilizzo delle acque reflue soprattutto in agricoltura. Vengono stabiliti standard di qualità, monitoraggio rigoroso e piani di gestione dei rischi per assicurare la sicurezza e promuovere l’economia circolare.
Questi aggiornamenti normativi segnano un passo avanti fondamentale nella gestione delle acque reflue, ponendo l’Europa all’avanguardia in termini di tutela ambientale e sostenibilità. Le nuove regole impongono sfide tecniche e operative importanti, ma rappresentano anche un’opportunità per innovare il settore, migliorare la qualità delle acque e contribuire a un ciclo più circolare delle risorse idriche.
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