Gestione sostenibile dell’acqua in azienda, 3 best practice estive

25 Luglio 25

La gestione dell’acqua in azienda si complica quando le temperature si alzano e le riserve idriche si riducono. Il cambiamento climatico ha reso le estati sempre più imprevedibili, con ondate di calore e periodi di siccità che mettono sotto pressione le risorse idriche, in particolare nei settori industriali e agricoli. Per rispondere a questa sfida, è fondamentale adottare pratiche di gestione efficienti, in grado non solo di ottimizzare i consumi, ma anche di contribuire alla sostenibilità ambientale. Analizziamo insieme 3 best practice pensate per le aziende che desiderano consumare acqua in modo responsabile.

1. Individuare le perdite e controllare i consumi

Nel momento in cui le temperature salgono e la disponibilità d’acqua si riduce, è fondamentale sapere con esattezza quanta acqua si consuma, dove e come. Il primo passo per una gestione sostenibile passa dal monitoraggio continuo degli impianti e dalla capacità di individuare rapidamente eventuali perdite.

Un ruolo chiave quando parliamo di monitoraggio è svolto dai sistemi SCADA (Supervisory Control And Data Acquisition): reti di controllo digitale che permettono di raccogliere e visualizzare in tempo reale i dati provenienti da sensori, valvole, pompe e altre apparecchiature idriche. Grazie a questi sistemi, i tecnici possono intervenire tempestivamente in caso di anomalie, ottimizzare i consumi e tenere traccia dell’efficienza operativa anche da remoto.

Il ruolo delle fibre ottiche

A rendere possibile questa comunicazione continua e affidabile ci pensano spesso le fibre ottiche, che collegano i dispositivi di campo al centro di controllo. Oltre a offrire una trasmissione veloce e stabile anche sulle lunghe distanze, sono ideali per ambienti industriali dove i segnali elettrici tradizionali risulterebbero meno precisi o esposti a fastidiose interferenze.

Non solo monitoraggio ma anche strategia

Il monitoraggio è solo una parte del lavoro. Per agire in modo davvero efficace è necessario adottare una strategia operativa coerente. L’approccio Lean, nato nel settore industriale con l’obiettivo di creare il massimo valore con la minima spesa, punta a eliminare gli sprechi, inclusa l’acqua utilizzata senza un reale corrispettivo per l’azienda, migliorando al contempo la produttività. A questo si affianca il metodo TPM (Total Productive Maintenance), che coinvolge tutto il personale nella manutenzione preventiva degli impianti. Adottare questo metodo significa poter controllare regolarmente valvole, filtri, giunti e tubazioni per evitare guasti e perdite invisibili.

Secondo l’EPA (Environmental Protection Agency) statunitense, l’integrazione tra SCADA, fibra ottica e strategie Lean/TPM può portare a riduzioni significative dei consumi idrici industriali, con benefici concreti anche sui costi di esercizio. In un documento recente l’Agenzia mostra come un approccio sistematico al miglioramento continuo possa ridurre l’uso inefficiente dell’acqua anche del 30% o più.

In un’estate sempre più segnata da siccità e ondate di calore, riuscire a mappare e controllare l’acqua che entra e che esce dagli impianti non è solo una buona pratica: è un investimento per la resilienza delle aziende stesse.

2. Recuperare e riutilizzare internamente l’acqua

Nei mesi estivi, quando la pressione sulla rete idrica cresce, il riuso delle acque reflue trattate può diventare una risorsa strategica. Gli impianti di trattamento avanzato oggi disponibili permettono di recuperare l’acqua utilizzata nei processi produttivi e riutilizzarla per funzioni compatibili, come il lavaggio, il raffreddamento o l’irrigazione degli spazi esterni. Questa pratica non solo riduce il prelievo da fonti primarie, ma consente anche un controllo più preciso sulla qualità dell’acqua reimmessa nei cicli aziendali.

Affidarsi a soluzioni modulari

Le soluzioni più efficaci in questo campo sono spesso modulari: impianti compatti, scalabili, e facilmente integrabili con le infrastrutture esistenti. Impianti di questo tipo sono particolarmente indicati per aziende che operano in aree soggette a restrizioni idriche o che desiderano una maggiore autonomia nella gestione delle proprie risorse. Tecnologie come il trattamento a membrane o i sistemi MBR (Membrane BioReactor) stanno diventando sempre più accessibili anche per medie imprese e realtà del settore agroalimentare.

In Italia, il riuso delle acque reflue è regolato dal D.Lgs. 152/2006, ma con l’entrata in vigore del Regolamento UE 2020/741 sono in arrivo nuovi standard qualitativi e requisiti di monitoraggio. Investire in questa direzione significa anticipare normative sempre più stringenti e costruire un sistema produttivo più resiliente.

3. Ridurre l’impronta idrica

Ogni attività industriale ha una sua “impronta idrica” , ovvero il volume totale di acqua dolce utilizzato, sia direttamente che indirettamente, durante l’intero ciclo produttivo. Calcolare questa impronta è il primo passo per capire dove intervenire e con quali priorità.

Le metodologie di calcolo sono state standardizzate a livello internazionale dalla Water Footprint Network e dalla ISO 14046. Alcuni software permettono di integrare questi dati nei sistemi di gestione ambientale aziendale, fornendo report dettagliati sui consumi e sugli impatti ambientali associati. Gradi quantità di dati ben strutturati, inoltre, possono servire ai sistemi basati su AI per implementare una gestione più intelligente e oculata delle risorse.

La vera sfida, infatti, è usare questi dati per generare valore. Facciamo un esempio concreto. Diverse aziende del settore food & beverage stanno usando le informazioni sull’impronta idrica per ottimizzare la logistica interna, selezionare fornitori più sostenibili o investire in tecnologie per il recupero dell’acqua nei punti più critici. Il risultato è una filiera più snella, meno dipendente dalle fluttuazioni stagionali, e più solida anche dal punto di vista reputazionale. In un contesto climatico sempre più variabile, ogni litro d’acqua risparmiato rappresenta un vantaggio competitivo.

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