Negli ultimi anni l’Italia vive uno stress idrico sempre più marcato, con bacini come quelli del Po in significativo calo e riserve nevose ridotte del 37 % ad aprile 2025, secondo la Fondazione CIMA. Cerchiamo di capire insieme quali sono le cause profonde di questo fenomeno.
Il riscaldamento globale comporta un aumento delle temperature che intensifica l’evapotraspirazione, ossia l’acqua che evapora dal suolo e dalle piante, innescando un circolo vizioso. I cicli pluviometrici si alterano, con estati più lunghe e siccitose e inverni meno nevosi, riducendo il manto nevoso che alimenta fiumi e falde. Studi climatici recenti confermano un significativo aumento non solo della frequenza, ma anche dell’intensità di eventi di siccità in Italia, specialmente tra il 2021 e il 2023.
Non si tratta però solo un caldo più intenso, ma anche di cambiamenti nei modelli atmosferici – le cosiddette teleconnessioni atmosferiche – che alterano la distribuzione delle piogge in Europa, determinando periodi prolungati di secchezza in molte regioni del nostro Paese.
La crescente domanda di acqua da parte dell’agricoltura (circa il 50 % dei prelievi totali), l’industria e la popolazione accentua le pressioni su risorse già sotto stress. L’irrigazione intensiva, l’abuso di falde e l’inquinamento aggravano la scarsità di acqua, creando un circolo vizioso di consumi che superano la capacità di rinnovamento delle riserve idriche.
In Italia, più del 40 % dell’acqua destinata agli acquedotti civili si perde a causa di tubature obsolete, risalenti agli anni tra il 1950 e il 1970. Questo spreco avviene nonostante l’agricoltura non sia interessata, poiché attinge direttamente da fiumi e falde. La presenza di oltre 2.100 gestori idrici frammenta poi le responsabilità, ostacolando investimenti e gestione strategica .
La cementificazione riduce l’infiltrazione dell’acqua nel terreno, limitando il rifornimento delle falde acquifere. Le superfici impermeabili urbane ostacolano il ciclo naturale dell’acqua, aggravando la situazione soprattutto nei centri urbani.
A fronte di questa emergenza, le tecnologie per il riciclo delle acque industriali rappresentano un’opportunità concreta. La tecnologia può aiutare a depurare e riutilizzare l’acqua in situ, riducendo notevolmente i consumi energetici e limitando lo scarico nei cicli produttivi. Questo approccio non solo diminuisce la dipendenza dalle risorse naturali, ma favorisce un’economia circolare sostenibile: un esempio di resilienza attiva in tempi di crisi idrica.
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