Lo stress idrico cresce e incide anche sui conti pubblici. Il nuovo report di S&P Global Ratings “Spain’s and Italy’s Water Networks Are Thirsty For Investment”, pubblicato lo scorso 11 giugno, lancia un allarme. La crescente pressione sulle risorse idriche, aggravata da anni di investimenti insufficienti e infrastrutture obsolete, sta diventando un elemento di rischio anche per la finanza pubblica locale. In Italia, dove oltre il 42% dell’acqua immessa in rete viene dispersa (con picchi del 66% in Basilicata), l’inadeguatezza delle reti di distribuzione è considerata da S&P un fattore potenzialmente rilevante per la valutazione del merito di credito delle Regioni.
Il report individua tre canali principali attraverso cui la crisi idrica può impattare negativamente sulla solidità finanziaria delle Regioni e quindi sul loro merito creditizio. In altre parole, S&P segnala che la carenza d’acqua e la cattiva gestione della risorsa idrica possono indebolire i conti pubblici regionali, rendendo più rischioso il profilo finanziario dell’ente. I tre canali sono: spese pubbliche straordinarie per affrontare le emergenze idriche, riduzione delle entrate fiscali dovuta a un rallentamento di settori economici chiave come agricoltura e turismo e difficoltà nella pianificazione economica e infrastrutturale.
Le Regioni italiane del Sud risultano le più esposte al rischio di un impatto negativo dello stress idrico sulle finanze, sia in termini di Water Stress Index sia per i tassi elevati di perdita e la carenza di investimenti mirati. Il Water Stress Index misura il rapporto tra domanda e disponibilità d’acqua e in Basilicata e Puglia raggiunge addirittura il 100%, mentre in Sardegna, Campania, Umbria, Lazio, Molise, Calabria e Abruzzo è compreso tra il 95% e il 99%.
Un aumento degli investimenti nel settore idrico negli ultimi anni c’è stato, anche grazie al PNRR, che ha mobilitato oltre 4 miliardi di euro. S&P però sottolinea che sarebbe necessario un approccio agli investimenti più strutturato e continuativo, capace di ridurre la vulnerabilità sistemica delle infrastrutture. Secondo il report, un’efficace pianificazione degli interventi può mitigare l’esposizione al rischio e rafforzare la resilienza economica delle amministrazioni locali.
Nel complesso, l’Italia viene indicata come un paese a “vulnerabilità crescente” rispetto alla gestione della risorsa idrica. Una vulnerabilità che non riguarda solo l’ambiente ma anche la stabilità finanziaria dei territori.
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