Reti idriche italiane e stress idrico, a rischio anche i conti pubblici

18 Giugno 25

Lo stress idrico cresce e incide anche sui conti pubblici. Il nuovo report di S&P Global RatingsSpain’s and Italy’s Water Networks Are Thirsty For Investment”, pubblicato lo scorso 11 giugno, lancia un allarme. La crescente pressione sulle risorse idriche, aggravata da anni di investimenti insufficienti e infrastrutture obsolete, sta diventando un elemento di rischio anche per la finanza pubblica locale. In Italia, dove oltre il 42% dell’acqua immessa in rete viene dispersa (con picchi del 66% in Basilicata), l’inadeguatezza delle reti di distribuzione è considerata da S&P un fattore potenzialmente rilevante per la valutazione del merito di credito delle Regioni.

Crisi idrica e finanza regionale: quale legame

Il report individua tre canali principali attraverso cui la crisi idrica può impattare negativamente sulla solidità finanziaria delle Regioni e quindi sul loro merito creditizio. In altre parole, S&P segnala che la carenza d’acqua e la cattiva gestione della risorsa idrica possono indebolire i conti pubblici regionali, rendendo più rischioso il profilo finanziario dell’ente. I tre canali sono: spese pubbliche straordinarie per affrontare le emergenze idriche, riduzione delle entrate fiscali dovuta a un rallentamento di settori economici chiave come agricoltura e turismo e difficoltà nella pianificazione economica e infrastrutturale.

Le Regioni italiane del Sud risultano le più esposte al rischio di un impatto negativo dello stress idrico sulle finanze, sia in termini di Water Stress Index sia per i tassi elevati di perdita e la carenza di investimenti mirati. Il Water Stress Index misura il rapporto tra domanda e disponibilità d’acqua e in Basilicata e Puglia raggiunge addirittura il 100%, mentre in Sardegna, Campania, Umbria, Lazio, Molise, Calabria e Abruzzo è compreso tra il 95% e il 99%.

Investimenti in crescita, ma serve una pianificazione strutturale

Un aumento degli investimenti nel settore idrico negli ultimi anni c’è stato, anche grazie al PNRR, che ha mobilitato oltre 4 miliardi di euro. S&P però sottolinea che sarebbe necessario un approccio agli investimenti più strutturato e continuativo, capace di ridurre la vulnerabilità sistemica delle infrastrutture. Secondo il report, un’efficace pianificazione degli interventi può mitigare l’esposizione al rischio e rafforzare la resilienza economica delle amministrazioni locali.

Nel complesso, l’Italia viene indicata come un paese a “vulnerabilità crescente” rispetto alla gestione della risorsa idrica. Una vulnerabilità che non riguarda solo l’ambiente ma anche la stabilità finanziaria dei territori.

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