Data center e acqua: cosa cambia con la nuova legge lombarda

10 Giugno 26

Data center e acqua sono strettamente collegati. La crescita delle infrastrutture digitali, infatti, rende centrale una domanda tecnica molto importante: come raffreddare impianti sempre più energivori senza aumentare la pressione sulle risorse idriche necessarie alla popolazione? Raffreddare un data center significa progettare con attenzione consumi, tecnologie, cicli di utilizzo e qualità delle risorse impiegate.

La nuova legge lombarda sui data center prova a rispondere introducendo criteri più stringenti per l’insediamento dei centri dati e per l’uso dell’acqua nei sistemi di raffreddamento. La Lombardia, infatti, è il territorio italiano maggiormente interessato da questo sviluppo: secondo la stampa nazionale la regione concentra il 63% delle richieste di autorizzazione nazionali.

Raffreddamento: perché la legge guarda anche all’acqua

Uno dei passaggi più rilevanti della nuova legge riguarda proprio le soluzioni di raffreddamento e quindi il rapporto tra data center e acqua. Il testo introduce criteri orientati a ridurre la pressione sulle risorse idriche più pregiate, favorendo tecnologie ad alta efficienza e soluzioni alternative rispetto al prelievo di acqua potabile.

Il principio è chiaro: le infrastrutture digitali vanno progettate senza considerare l’acqua una risorsa sempre disponibile e indistinta. La norma, già nella fase preparatoria, indicava come prioritaria l’adozione di sistemi di raffreddamento capaci di escludere l’uso di acqua prelevata dal pubblico acquedotto, privilegiando tecniche alternative a ridotto impatto ambientale.

È un cambio di prospettiva importante. L’acqua entra nella progettazione del data center come risorsa da valutare fin dall’inizio: per disponibilità, qualità, necessità di trattamento e controllo nel tempo.

Data center e acqua: trovare una fonte non basta

Usare acqua non potabile, acque grigie, acque recuperate o altre risorse non convenzionali può ridurre la pressione sugli acquedotti. Per l’industria idrica, però, le complessità da gestire arrivano dopo la scelta della fonte.

Nei sistemi di raffreddamento, l’acqua deve avere caratteristiche compatibili con gli impianti. Parametri instabili possono favorire incrostazioni, corrosione, proliferazione microbiologica o perdita di efficienza nello scambio termico.

Da qui l’importanza di monitoraggio e controllo della qualità, che devono essere considerati già nella progettazione del sistema. Per rendere sostenibile e sicuro l’utilizzo di fonti idriche alternative nei data center, serve comprendere a fondo come si comporta l’acqua nel tempo e come cambia durante l’esercizio.

Riuso e monitoraggio come requisiti industriali

La direzione indicata dalla Regione Lombardia si inserisce in un quadro più ampio, in cui le infrastrutture digitali sono chiamate a misurare e rendicontare con maggiore precisione il proprio impatto ambientale. A livello europeo, la Commissione ha previsto una banca dati dedicata alle prestazioni energetiche e all’impronta idrica dei data center con consumi energetici significativi. Il Regolamento delegato UE 2024/1364 definisce inoltre informazioni e indicatori chiave per gli obblighi di reporting.

La disponibilità della risorsa resta il tema principale, ma la gestione industriale richiede un passaggio ulteriore: misurare l’acqua utilizzata, documentare il suo impiego e controllarla in modo continuativo. Per un data center, il riuso può funzionare solo se è accompagnato da tecnologie adeguate, analisi dei flussi, trattamento mirato e sistemi di monitoraggio affidabili.

Una sfida che riguarda anche i territori

La crescita dei data center pone quindi una domanda molto concreta: come inserire infrastrutture ad alta intensità tecnologica in territori dove acqua, energia e suolo sono risorse già sottoposte a pressione?

La nuova legge lombarda prova a dare una prima risposta, introducendo criteri più stringenti per localizzazione, sostenibilità e uso delle risorse. La qualità dei progetti, però, sarà decisiva: dalla scelta delle tecnologie di raffreddamento alla gestione dei reflui, dal recupero delle acque alla capacità di controllare nel tempo le prestazioni degli impianti.

Per chi lavora nel settore idrico inizia una fase di lavoro molto concreto. La trasformazione digitale avrà bisogno di data center più efficienti e di una gestione dell’acqua più intelligente, misurabile e progettata sulle reali condizioni operative.

Il trattamento delle acque, il riuso e il monitoraggio diventano così parte dell’infrastruttura tecnica necessaria a sostenere la crescita digitale senza scaricarne il peso sulle risorse più fragili.

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