Modelli europei di riuso idrico comunitario, esempi concreti

13 Agosto 25

Il riuso idrico comunitario è un modello di collaborazione tra comuni, cooperative agricole e impianti di depurazione, che permette di trasformare le acque reflue trattate in una risorsa condivisa. La scarsità d’acqua non è più una prospettiva futura: è una realtà già presente in gran parte dell’Europa. Ondate di calore sempre più frequenti, precipitazioni irregolari e siccità prolungate mettono sotto pressione le riserve idriche naturali, con effetti evidenti sull’agricoltura e sull’economia dei territori.

Di fronte a questa emergenza, si sta affermando un nuovo approccio. Il riuso idrico comunitario va oltre l’emergenza e la necessità in senso stretto, per ripensare il ciclo dell’acqua in chiave circolare, come dimostrano progetti già operativi in Spagna, Portogallo, Germania, Francia e Bulgaria.

La sfida della gestione idrica in Europa

Secondo la Water Resilience Strategy della Commissione Europea, presentata a giugno 2025, il nostro continente dovrebbe migliorare del 10% l’efficienza nell’uso dell’acqua entro il 2030. L’obiettivo è ambizioso, ma indispensabile: oltre il 40% delle terre emerse è già esposto a rischi di siccità (dati OCSE), e senza interventi strutturali la situazione è destinata a peggiorare.

In questo contesto, il riuso delle acque reflue trattate rappresenta una delle leve più efficaci. Non si tratta solo di una soluzione tecnica: è un cambio culturale che richiede nuove forme di cooperazione tra enti pubblici, operatori industriali e comunità locali. È qui che entra in gioco il modello comunitario di cui parliamo in questo articolo.

SUWANU EUROPE, modelli europei di riuso in Spagna e Portogallo

Uno degli esempi più significativi di questo approccio è il progetto SUWANU EUROPE, finanziato dal programma Horizon 2020. Attivo in otto regioni target, tra cui Andalusia e Alentejo, due aree fortemente colpite dalla siccità, il progetto ha creato una rete di collaborazione tra istituzioni, tecnici e cooperative agricole con un obiettivo chiaro: rendere il riuso dell’acqua una pratica diffusa e sicura.

Grazie a workshop partecipativi, linee guida operative e banche dati di casi studio, SUWANU ha mostrato come sia possibile integrare le acque reflue depurate nei sistemi irrigui in modo efficace e sostenibile. In Andalusia, ad esempio, diversi consorzi agricoli hanno iniziato a utilizzare acqua proveniente dagli impianti di trattamento comunali per l’irrigazione di colture come oliveti e frutteti. Il risultato è duplice: riduzione dei prelievi da falde e fiumi, e maggiore resilienza delle aziende agricole durante i periodi di siccità estrema.

Un approccio che riduce costi e migliora la produttività

Uno dei benefici meno evidenti ma più significativi del riuso idrico comunitario riguarda l’economia delle aziende agricole. L’acqua depurata contiene nutrienti come azoto e fosforo che, se gestiti correttamente, possono sostituire parzialmente i fertilizzanti chimici. Questo permette di abbattere i costi di produzione e di ridurre l’impatto ambientale associato all’uso di concimi di sintesi.

Inoltre, avere accesso a una fonte di approvvigionamento affidabile, indipendente dalle fluttuazioni stagionali, consente agli agricoltori di pianificare meglio le coltivazioni e di proteggere i redditi dalle conseguenze dei periodi di siccità.

Altre proposte europee di successo

SUWANU non è un caso isolato. In tutta Europa si stanno moltiplicando esempi concreti di riuso idrico a livello comunitario che dimostrano come questa strategia possa essere applicata con successo in contesti molto diversi tra loro. Questi progetti spaziano dalle piccole comunità rurali alle aree urbane più densamente popolate, evidenziando la flessibilità e l’efficacia del riutilizzo delle acque reflue trattate per scopi irrigui, industriali o persino potabili. 

L’esperienza di SUWANU si inserisce in un panorama più ampio di iniziative europee, che stanno progressivamente ridefinendo il rapporto tra comunità e risorse idriche, rendendo le acque reflue riutilizzate un elemento chiave per la resilienza ambientale e sociale. Vediamo insieme alcuni degli esempi più significativi nel nostro continente.

Braunschweig, il modello tedesco per le acque reflue

A Braunschweig il riuso delle acque reflue è una realtà da oltre cinquant’anni. L’impianto di trattamento di Steinhof fornisce acqua depurata a una cooperativa agricola che gestisce l’irrigazione di circa 2.700 ettari di terreni coltivati. Il sistema è strutturato per garantire sia la sicurezza sanitaria sia la continuità di approvvigionamento. Parliamo di un vero e proprio modello di riferimento per la gestione integrata delle risorse idriche.

Roquefort des Corbières, riusare l’acqua su piccola scala

In questa cittadina vinicola del sud della Francia, le acque reflue trattate vengono utilizzate per irrigare 12 ettari di vigneti. L’iniziativa è stata sviluppata con il sostegno delle autorità locali ed è diventata un esempio concreto di come il riuso possa essere implementato anche in piccole comunità, con costi di gestione contenuti e un forte coinvolgimento degli agricoltori.

Hisarya, Bulgaria, acque trattate per le coltivazioni

Nel comune bulgaro di Hisarya, un impianto di depurazione CHE fornisce acqua trattata per l’irrigazione di colture alimentari attraverso un semplice sistema di distribuzione a gravità. Un modello a basso costo che ha consentito di ridurre la pressione sulle risorse idriche naturali, dimostrando che il riuso può funzionare anche in contesti con risorse limitate.

Il quadro normativo europeo

Per garantire la sicurezza delle pratiche di cui parliamo in questo articolo, il quadro normativo è in costante evoluzione. In Italia, il riuso delle acque reflue è stato inizialmente regolato dal D.Lgs. 152/2006, che stabiliva criteri generali e limiti di qualità. Con l’entrata in vigore del Regolamento UE 2020/741, operativo dal 26 giugno 2023, sono stati introdotti standard minimi obbligatori di qualità e nuovi requisiti di monitoraggio.

Questo regolamento segna una svolta: da approcci sperimentali si passa a regole vincolanti, applicabili in tutti gli Stati membri, con l’obiettivo di garantire sicurezza e fiducia negli operatori e nelle comunità. Per approfondire il tema normativo, puoi leggere qui.

Il futuro delle acque reflue rigenerate

La lezione che arriva da SUWANU e dagli altri modelli europei è chiara: il riuso idrico comunitario non è solo una risposta all’emergenza siccità, ma una strategia di lungo periodo. La collaborazione tra enti pubblici, agricoltori e gestori di impianti di trattamento permette di superare le barriere economiche e culturali che spesso frenano l’adozione di soluzioni innovative.

Investire in impianti modulari, in tecnologie avanzate come i sistemi MBR (Membrane BioReactor) e/o tecnologie innovative come l’ossidazione catalitica avanzata di Iride Acque, e in strumenti di monitoraggio digitale significa non solo adeguarsi alle normative, ma costruire un sistema produttivo più resiliente. In questo senso, il riuso idrico è anche un tema industriale: sempre più aziende stanno adottando soluzioni per il recupero e il riutilizzo delle acque reflue nei propri processi, anticipando le future sfide climatiche ed economiche.

Un modello replicabile anche in Italia

Le esperienze di SUWANU EUROPE, Braunschweig, Roquefort e Hisarya dimostrano che il riuso idrico comunitario funziona. Non solo riduce i consumi di acqua potabile, ma rafforza il legame tra comunità locali, istituzioni e imprese. In Italia, dove il tema della siccità è sempre più urgente, replicare questi modelli potrebbe rappresentare una delle strategie più efficaci per trasformare il ciclo dell’acqua in una vera economia circolare.

Come ricordato anche dalla Commissione Europea, migliorare l’efficienza idrica non è una scelta: è una condizione necessaria per garantire sviluppo sostenibile e competitività. E il riuso comunitario è una delle chiavi per arrivarci.

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