L’emergenza Water Divide, perché alcune regioni italiane sono a secco

16 Luglio 25

Il tema della scarsità idrica in Italia ha una duplice radice: il cambiamento climatico, che altera i pattern delle precipitazioni, e un forte Water Divide tra Nord e Sud, dovuto a infrastrutture obsolete, inefficienze di rete e governance frammentata.

Cambiamenti climatici e siccità cronica

Negli ultimi anni l’Italia ha registrato precipitazioni sempre più irregolari e concentrate. Ad esempio, aprile 2024 è stato il più caldo di sempre (i dati sono del Copernicus Climate Change Service) con ondate di temperatura estrema e un’estate di pioggia insufficiente: ciò ha creato un’alternanza di siccità e alluvioni, fenomeni tra loro collegati .
La Community Valore Acqua ha stimato che nel 2022 le risorse idriche rinnovabili siano diminuite del 51,5% rispetto alla media storica (1950–2021), con un ulteriore peggioramento previsto entro il 2030, in particolare in regioni come Basilicata, Calabria, Sicilia e Puglia.

Infrastrutture deboli e perdite elevate

Il sistema idrico italiano perde quasi il 42% del volume immesso perché le reti, spesso datate e mal mantenute, sono inefficienti.
Al Sud e nelle Isole il fenomeno è ancora più grave: Basilicata, Abruzzo e Sardegna registrano tassi di dispersione superiori al 50%. Questa inefficienza alimenta due conseguenze: prima, la perdita di miliardi di metri cubi d’acqua, sufficienti a fornire acqua a oltre 40 milioni di persone; secondo, un peggioramento del servizio, che si traduce in razionamenti localizzati e stato di calamità in alcune regioni.

Il termine Water Divide definisce proprio il gap tra aree geografiche. Al Nord la dispersione media si aggira attorno al 15%, mentre al Sud e nelle Isole raggiunge cifre che superano, come abbiamo sottolineato, il 50%. Le cause principali sono modelli di governance frammentati, scarse manutenzioni, investimenti insufficienti e poca capacità di coordinamento tra gli enti locali.

Emergenza regionale per Sicilia e Mezzogiorno

Secondo il commissario Dell’Acqua, il Sud e le isole soffrono una crisi idrica più acuta rispetto allo scorso anno. A fine febbraio 2025, i bacini siciliani contenevano solo 142,5 milioni di m³ in 12 invasi, una quota insufficiente.
Nel 2024 diverse regioni hanno richiesto lo stato di calamità, con bacini in forte calo (-18 % in un anno) e gravi perdite nella produzione agricola: frutta e cereali crollati fino al 70 %.

Soluzioni concrete: tecnologie e gestione innovativa

Serve una strategia che integri l’ammodernamento della rete con un maggiore accumulo e un uso diffuso di acque reflue trattate. In ambito più ampio, infrastrutture verdi come zone umide artificiali offrirebbero un eccellente rapporto costi‑benefici per il trattamento naturale e la cattura dell’acqua, specie in Sicilia ed Emilia‑Romagna .

Il Water Divide italiano è una minaccia reale: senza politiche coerenti, riforme infrastrutturali e innovazione tecnologica il rischio è che sempre più regioni finiscano senz’acqua. Un impegno collettivo, pubblico e privato, è urgente per garantire la sicurezza idrica e contrastare gli effetti della crisi climatica.

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