A ottobre 2026 Roma ospiterà il primo Forum Euromediterraneo dell’Acqua. L’iniziativa arriva mentre la gestione della risorsa idrica scala rapidamente nelle agende politiche e industriali europee; non più come tema ambientale “di contorno”, ma come variabile che incide su competitività, sicurezza e tenuta dei sistemi produttivi.
Il Forum rappresenta un primo tentativo di portare attorno allo stesso tavolo i Paesi del bacino euromediterraneo, un’area che secondo numerosi studi internazionali rappresenta uno degli epicentri della crisi idrica globale.
Il Forum nasce per creare uno spazio di confronto tra istituzioni, operatori del servizio idrico, industria e comunità scientifica, con un focus specifico sulle dinamiche del Mediterraneo.
L’iniziativa fa parte di un quadro già vivo di programmi di cooperazione regionale, come quelli promossi dall’Unione per il Mediterraneo su acqua, energia e sviluppo sostenibile. L’intensificarsi degli impatti climatici e la pressione crescente sui sistemi produttivi rendono però evidente la necessità di un coordinamento più formalizzato tra i Paesi dell’area.
Più che un evento tecnico, il Forum si propone come piattaforma di dialogo stabile, capace di collegare politiche pubbliche, investimenti e innovazione tecnologica.
La rilevanza del Forum è strettamente legata al contesto in cui si inserisce. Il Mediterraneo è riconosciuto come uno dei principali hotspot del cambiamento climatico: secondo l’ultimo rapporto dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), la regione registra un aumento delle temperature superiore alla media globale, accompagnato da una riduzione delle precipitazioni in molte aree.
A questi fattori climatici si aggiungono pressioni strutturali di lungo periodo. Il rapporto State of the Environment and Development in the Mediterranean dello UNEP evidenzia come oltre 180 milioni di persone nell’area vivano già in condizioni di scarsità idrica. La concentrazione di attività agricole, industriali e turistiche lungo le coste amplifica ulteriormente la pressione sulla risorsa.
Non si tratta, quindi, di una questione esclusivamente ambientale: disponibilità dell’acqua, domanda economica e stabilità territoriale sono oggi interconnessi in modo difficilmente separabile.
Negli ultimi anni, l’acqua è entrata progressivamente nelle logiche di gestione del rischio d’impresa. Le ultime direttive europee, comprese la nuova normativa sull’acqua potabile (Direttiva UE 2020/2184) e la revisione della direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane, spingono verso standard più stringenti e maggiore trasparenza nei cicli produttivi.
Parallelamente, investitori e istituzioni finanziarie stanno integrando il rischio idrico nei framework ESG, come evidenziato dalle metodologie del World Resources Institute. In questo scenario, disponibilità e qualità dell’acqua incidono in modo diretto sulle scelte operative e sugli equilibri economici delle imprese.
Per il settore industriale e per gli operatori del servizio idrico, il Forum rappresenta un passaggio che va oltre il confronto istituzionale. La convergenza tra politiche ambientali e logiche operative sta ridefinendo le priorità progettuali.
Tecnologie come il riuso delle acque reflue industriali, i sistemi avanzati di monitoraggio e le soluzioni per la riduzione delle perdite diventano elementi centrali nella progettazione degli impianti. La necessità di gestire dati complessi e di operare in condizioni di maggiore incertezza rende centrale il ruolo delle competenze tecniche e della governance.
Il Forum può contribuire a favorire una maggiore armonizzazione tra i vari approcci nazionali e a creare condizioni più favorevoli per investimenti mirati nel comparto. Il peso economico del settore conferma questa traiettoria: secondo ISTAT, nel 2023 la produzione di beni e servizi per la gestione delle acque reflue valeva 15 miliardi di euro, con il 71% della spesa complessiva sostenuta direttamente dalle imprese. Questo dato, anche se risale a qualche anno fa, ridimensiona la narrazione dell’acqua come tema solo istituzionale e ne conferma la centralità nelle logiche di costo e rischio operativo.
La scelta di Roma come sede del primo Forum assume un significato specifico. L’Italia è un punto di connessione naturale tra le diverse realtà del Mediterraneo e condivide molte delle criticità che caratterizzano l’area.
Sempre secondo i più recenti dati ISTAT disponibili, oltre il 40% dell’acqua immessa nelle reti idriche italiane non raggiunge gli utenti finali, segnalando la necessità di interventi strutturali sulle infrastrutture di distribuzione. Il quadro è confermato dai dati più recenti: nel 2024 oltre un milione di residenti nei capoluoghi di provincia è stato coinvolto da misure di razionamento dell’erogazione. Parliamo del 5,8% della popolazione, in aumento rispetto ai 760mila del 2023. Nel 2025, 2,7 milioni di famiglie dichiarano irregolarità nel servizio idrico domestico, con picchi in Sicilia e Sardegna, dove oltre la metà degli intervistati non si fida a bere l’acqua del rubinetto.
Ospitare il Forum significa assumere un ruolo attivo nel facilitare il dialogo tra sistemi diversi e contribuire alla definizione di una visione condivisa sulla gestione idrica nel Mediterraneo.
Il punto non sarà tanto ciò che verrà discusso a Roma, ma ciò che resterà dopo: se emergerà un modo più coordinato di affrontare problemi che oggi nessun Paese riesce più a gestire da solo.
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